Lilly compra AtaiBeckley per 3,8 miliardi
Fonte bibliografica: https://investor.lilly.com/news-releases/news-release-details/lilly-acquire-ataibeckley-advance-therapies-treatment-resistant
Il 5-MeO-DMT non lascia tempo per le elaborazioni. Dura pochi minuti, non ore, e non assomiglia alle altre sostanze psichedeliche: non ha i paesaggi visivi e le narrazioni dell'LSD, non ha la qualità corporea e sensoriale tipica della psilocibina, e non produce nemmeno gli incontri con entità che caratterizzano la DMT classica. Cancella semplicemente il confine tra chi lo assume e tutto il resto, quello che in letteratura si chiama ego dissolution. È probabilmente la sostanza psichedelica più radicale che esista, quella che chi la maneggia davvero tratta con più rispetto, e più cautela, di tutte le altre. Non è un viaggio da raccontare, è un'interruzione.
È esattamente su questa molecola che Eli Lilly ha appena scommesso 3,8 miliardi di dollari.
L'acquisizione riguarda AtaiBeckley, la società nata dalla fusione tra atai Life Sciences e Beckley Psytech, due nomi che chi segue il settore conosce bene. Nel pacchetto arriva soprattutto BPL-003, uno spray intranasale di 5-MeO-DMT (nome chimico mebufotenina benzoato) sviluppato per la depressione resistente al trattamento, cioè quella che non risponde a due o più antidepressivi convenzionali, una delle popolazioni cliniche più difficili e più ambite dall'industria. C'è anche un secondo asset, VLS-01, un film orale a base di DMT, anch'esso in sviluppo per la stessa indicazione e appena entrato in fase 2b. Lilly paga 2,8 miliardi di dollari subito, 6,75 dollari per azione, più fino a 2,5 dollari per azione sotto forma di contingent value right, diritti di pagamento che si attivano solo al raggiungimento di tappe precise: un dollaro all'avvio della fase 3 di VLS-01 entro quattro anni, 0,50 dollari per l'approvazione FDA più la riclassificazione DEA di BPL-003 entro cinque anni, un altro dollaro per lo stesso doppio traguardo su VLS-01 entro sette anni. In totale, fino a un miliardo di dollari legato non solo ai dati clinici ma anche, esplicitamente, a decisioni regolatorie sullo scheduling delle due sostanze, un dettaglio su cui torno tra poco perché è la parte più interessante di tutto l'accordo. La fase 2b di BPL-003 aveva mostrato miglioramenti già dal secondo giorno di somministrazione, mantenuti fino al 57esimo, un profilo che sulla carta assomiglia più a un interruttore che a una cura lenta. La fase 3, quella che dovrebbe davvero stabilire se il farmaco funziona su numeri ampi e con tutti i controlli del caso, è appena partita, e i risultati definitivi non sono attesi prima del 2029.
Un colosso farmaceutico che compra una biotech psichedelica, di per sé, non sarebbe nemmeno una gran notizia. Lo diventa perché questa è la terza operazione di questa portata in meno di un anno: prima AbbVie ha rilevato il candidato di Gilgamesh, poi Otsuka ha comprato il metilone di Transcend a giugno, ora Lilly chiude con AtaiBeckley. Tre operazioni, tre Big Pharma diverse, tutte nell'arco di pochi mesi, non sono più un episodio isolato, sono un pattern, e i pattern raccontano molto più dei singoli episodi presi da soli. Vale la pena ricordare da dove veniva il settore fino a poco tempo fa: la bolla del 2021 si reggeva quasi interamente su promesse, cassa che si esauriva in fretta, aziende senza un euro di ricavi che vivevano di comunicati ottimisti e slide da investitori. Quella logica lì l'abbiamo già vista sgonfiarsi, con Compass che perde il 30% in un giorno dopo dati di fase 2b nemmeno così negativi, con MindBio che passa da "risultati promettenti" a "nessun endpoint raggiunto" in pochi giorni. Questa ondata di acquisizioni è di un'altra natura: qui ci sono bilanci solidi, cassa vera, e soprattutto un modello di business già dimostrato funzionante altrove, quello di Spravato, l'esketamina di Johnson & Johnson. Poche visite l'anno, ciascuna costosa, tutte erogate in clinica sotto sorveglianza medica per motivi di sicurezza. Spravato non ha dimostrato solo che la molecola funziona, ha dimostrato anche che quel modello di erogazione, contingentato e monitorato, si può fatturare in modo prevedibile. Ed è esattamente questo, più della farmacologia in sé, ad aver convinto Lilly, Otsuka e AbbVie a mettere sul tavolo cifre che a un investitore del 2022 sarebbero sembrate fantascienza.
Vale la pena notare un dettaglio linguistico che rischia di passare inosservato in mezzo ai numeri del deal: nel comunicato stampa ufficiale di Lilly la parola "psichedelico" non compare mai, nemmeno una volta. Si parla solo di neuroplasticità, di riduzione rapida e duratura dei sintomi depressivi, di nuove connessioni neurali, come se il farmaco si fosse fatto una ceretta linguistica prima di presentarsi in società. Non è un caso isolato, è lo stesso schema che il settore sta seguendo da un po', quello dei composti di nuova generazione pensati per garantire l'effetto terapeutico senza il fardello di un'esperienza soggettiva difficile da controllare, difficile da standardizzare, e ancora più difficile da far rientrare in un endpoint regolatorio pulito e ripetibile. Solo che qui la molecola di partenza non fa affatto la parte docile. Il 5-MeO-DMT non è la versione psichedelica dell'aspirina, è probabilmente l'esperienza più totalizzante che la farmacologia alterata conosca, quella con la durata più breve e l'intensità soggettiva più alta in assoluto tra le sostanze studiate in ambito clinico. Comprimerla in un protocollo da quattro o sei visite l'anno, standardizzato, replicabile, rimborsabile da un'assicurazione, non è addomesticare un gattino: è mettere una tigre in salotto e chiamarla soprammobile, sperando che nessuno se ne accorga fino al prossimo trimestre di bilancio.
E poi c'è il dettaglio che, tra tutti, mi pare quello con meno risonanza mediatica e più peso reale: due delle milestone economiche legate all'accordo non scattano solo all'approvazione della FDA. Scattano anche al raggiungimento di una riclassificazione DEA della sostanza, sia per BPL-003 che per VLS-01, quello che in gergo si chiama rescheduling. Per capire perché la cosa conta, bisogna ricordare come funziona il sistema americano di classificazione delle sostanze controllate: la Drug Enforcement Administration divide le sostanze in cinque categorie (schedule), dalla I alla V, in base al potenziale di abuso e all'utilità medica riconosciuta. Lo Schedule I, quello in cui rientrano oggi sia il 5-MeO-DMT sia la DMT sia la maggior parte degli psichedelici classici, indica per definizione "nessun uso medico accettato" e il potenziale di abuso più alto: è la stessa categoria dell'eroina, e comporta restrizioni fortissime su ricerca, produzione e prescrizione, indipendentemente da cosa dicano i trial clinici. Perché un farmaco a base di queste sostanze possa essere prescritto normalmente in una clinica, come oggi avviene con l'esketamina, la sostanza deve essere spostata in una categoria meno restrittiva, tipicamente Schedule IV, un processo che richiede una decisione formale della DEA successiva o parallela all'approvazione FDA. Il fatto che l'accordo Lilly-AtaiBeckley leghi esplicitamente parte del pagamento a questo passaggio, per entrambi gli asset, significa che il valore economico del farmaco, scritto nero su bianco in un contratto tra privati, dipende ora da una decisione che dovrebbe restare, almeno sulla carta, una questione di salute pubblica e non di rendimento finanziario. Non è più soltanto la scienza a stabilire se una molecola merita fiducia: è un'acquisizione miliardaria che scommette apertamente, e con cifre precise, sull'esito di due scelte regolatorie future. Lo scheduling diventa, di fatto, una call option con scadenza.
Tutto questo mentre i dati controllati, quelli che dovrebbero davvero convincere qualcuno al di là dei comunicati stampa, restano un appuntamento fissato al 2029. Nel frattempo le azioni si muovono oggi, i titoli di giornale si scrivono oggi, e il settore intero legge questa acquisizione come un segnale di maturità arrivato oggi, tre anni buoni prima di sapere se la scommessa clinica regge davvero su numeri ampi e su un follow-up robusto.
Resta da vedere se il 5-MeO-DMT si lascerà davvero infilare in un protocollo da quattro visite l'anno, oppure se sarà proprio questa molecola, per la sua natura più ingestibile di tutte, a costringere l'industria a fare i conti con quello che il comunicato stampa ha accuratamente evitato di scrivere: che qui l'esperienza non è un effetto collaterale scomodo da gestire ai margini del protocollo, è il meccanismo stesso della cura.