La Francia approva la ketamina endovenosa per la crisi suicidaria acuta
Fonte bibliografica: Suicidal crisis: first regulatory approval of IV racemic ketamine, The Lancet, 2026; 4071421
Il 9 marzo 2026 l'ANSM, l'Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé, ha autorizzato la ketamina racemica endovenosa per il trattamento della crisi suicidaria severa negli adulti. È la prima autorizzazione nazionale di questo tipo al mondo.
Vale la pena essere precisi su cosa sia, giuridicamente, questo provvedimento, perché la distinzione conta. Non si tratta di un'approvazione definitiva, ma di un accesso compassionevole formalizzato, il cosiddetto Cadre de Prescription Compassionnelle (CPC), uno strumento giuridico francese che prevede una rivalutazione obbligatoria dopo tre anni. Non è quindi un'indicazione standard a tutti gli effetti, ma non è nemmeno un'eccezione emergenziale o un programma sperimentale: è un atto formale che nomina farmaci specifici nel decreto (Kétamine Panpharma 10 mg/mL e Kétamine Renaudin 10 mg/mL), vincola la prescrizione agli psichiatri, restringe l'uso al contesto ospedaliero e lo inserisce obbligatoriamente in un percorso di cura multidisciplinare. Il silenzio assordante da parte del resto del mondo rimane tale.
Prima di capire cosa significa questa autorizzazione, vale la pena fermarsi un momento su ciò che esisteva prima, cioè: niente. Non esiste oggi, in nessun Paese al mondo ad eccezione della Francia, un trattamento farmacologico approvato, rapido e basato su evidenze per il rischio suicidario imminente. Non in Europa, non nel Regno Unito, non negli Stati Uniti. The Lancet lo scrive esplicitamente nella corrispondenza che commenta la decisione francese: c'è un vuoto terapeutico che dura da decenni, e nessuno lo aveva ancora colmato sul piano regolatorio.
Ma aspetta, e lo Spravato?
Questa è la prima domanda che sorge, ed è legittima. Nel 2019 la FDA ha approvato l'esketamina intranasale (Spravato) prima per la depressione resistente al trattamento, poi, in un'indicazione separata, per il disturbo depressivo maggiore con ideazione suicidaria acuta. Quindi il problema era già risolto, no?
No, e per due motivi distinti che spesso vengono confusi.
Il primo è operativo. Lo Spravato è l'enantiomero S della ketamina, formulato per via intranasale, distribuito attraverso un programma REMS (Risk Evaluation and Mitigation Strategy) che ne regola l'accesso in modo molto stringente: centri certificati, monitoraggio obbligatorio di due ore post-somministrazione, distribuzione esclusivamente supervisionata. Queste restrizioni hanno senso per un contesto ambulatoriale, dove si tratta depressione resistente in pazienti stabili. Una persona in crisi suicidaria attiva, non in ideazione cronica ma in emergenza imminente, non può aspettare di trovare un centro certificato per la somministrazione intranasale controllata. L'urgenza psichiatrica si gestisce dove si gestisce: nel pronto soccorso, nel reparto di psichiatria d'urgenza, in un contesto dove l'accesso venoso è già lo standard di cura. Ed è esattamente lì che la ketamina racemica endovenosa si inserisce: è titrabile, è rapida, è somministrabile da chi conosce già quegli ambienti.
Il problema non è tanto la molecola, è il sistema di consegna.
Il problema non è tanto la molecola, è il sistema di consegna.
Il secondo motivo è clinico, ed è meno noto. La letteratura non ha confermato un effetto significativo dell'esketamina sull'ideazione suicidaria specifica. Sebbene l'esketamina abbia ottenuto il via libera dalle autorità per l'uso nella depressione con ideazione suicidaria, la letteratura scientifica indipendente non ha riscontrato un effetto specifico e robusto sui pensieri suicidari paragonabile a quello della ketamina racemica endovenosa. Non è la stessa molecola somministrata diversamente, è uno strumento che nel contesto dell'emergenza non ha le stesse evidenze.
Il problema vero non è quindi solo il sistema di consegna, anche se il sistema di consegna, in questo caso, è parte del farmaco.
Il problema vero non è quindi solo il sistema di consegna, anche se il sistema di consegna, in questo caso, è parte del farmaco.
Cosa dice la ricerca
La decisione dell'ANSM non è caduta dal cielo. Alle sue spalle c'è più di un decennio di ricerca, con un contributo francese particolarmente consistente, culminato nel trial KETIS (Abbar M et al., Ketamine for the acute treatment of severe suicidal ideation: double blind, randomised placebo controlled trial, https://doi.org/10.1136/bmj-2021-067194): uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, condotto su 156 pazienti con ideazione suicidaria severa. I partecipanti hanno ricevuto due infusioni endovenose di ketamina racemica a 0,5 mg/kg (o placebo) a distanza di 24 ore. Al terzo giorno, la riduzione dell'ideazione suicidaria era significativamente maggiore nel gruppo ketamina, con effetti mantenuti nelle settimane successive.
A questo si aggiungono diverse meta-analisi che hanno documentato l'effetto anti-suicidario rapido della ketamina con dimensioni dell'effetto da moderate a grandi nelle prime 24-72 ore dalla somministrazione. Non sono dati preliminari.
Tutto questo per dire che l'ANSM non ha fatto un atto di fede. Ha guardato un corpo di evidenze accumulato nel tempo, ha valutato l'assenza di qualsiasi alternativa approvata, e ha fatto una scelta regolatoria. Quello che in molti Paesi viene usato da anni in modo off-label nei pronto soccorso psichiatrici ha finalmente, almeno in Francia, una cornice giuridica.