La Norvegia ha fatto ciò che altri non osano: rimborsare la ketamina per la depressione resistente
di Claudia Moretti
Fonte bibliografica: Transforming treatment-resistant depression care in Norway: Public health reimbursement for off-label intravenous ketamine.
https://doi.org/10.1177/20503245261452347
https://doi.org/10.1177/20503245261452347
Agosto 2025. Mentre il dibattito europeo sulla salute mentale si consuma ancora tra convegni, dichiarazioni di principio e liste d'attesa infinite, la Norvegia compie un passo che avrebbe dovuto essere ovvio da anni: diventa il primo paese al mondo ad approvare la rimborsabilità pubblica nationwide della ketamina racema per via endovenosa nel trattamento della depressione resistente ai farmaci convenzionali. Gratuita, accessibile, per tutti i norvegesi che ne hanno bisogno.
Vale la pena raccontare come ci sono arrivati, perché la storia è istruttiva — e un po' imbarazzante per chi non l'ha ancora seguita.
Un farmaco vecchio, una scoperta nuova, un mercato indifferente
La ketamina non è una molecola misteriosa. È sintetizzata nel 1962, approvata dalla FDA come anestetico nel 1970, usata sui campi di battaglia del Vietnam, inserita nella lista dei farmaci essenziali dell'OMS nel 1985. Mezzo secolo di storia clinica, un profilo di sicurezza consolidato, costo irrisorio perché fuori brevetto da decenni.
Nel 2000, un trial randomizzato condotto a Yale dimostrò qualcosa di straordinario: somministrata a dosi subanestetiche, la ketamina produceva un effetto antidepressivo rapido e robusto — in ore, non in settimane come i farmaci convenzionali. Per i pazienti con depressione resistente ai trattamenti (in inglese TRD, treatment-resistant depression), persone che avevano già fallito due o più linee terapeutiche, era una notizia potenzialmente rivoluzionaria. Negli anni successivi, ricercatori del National Institute of Mental Health e di decine di altri centri accumularono dati: meta-analisi dopo meta-analisi confermavano efficacia antidepressiva e antisuicidaria superiore rispetto ai comparatori, con un profilo di sicurezza accettabile.
Eppure il farmaco restò confinato ai margini della psichiatria ufficiale. Il motivo è elementare, e non ha niente a che fare con la scienza: nessuna azienda farmaceutica aveva interesse economico a condurre i maxi-trial necessari per ottenere un'autorizzazione regolatoria su una molecola generica, su cui non si può costruire alcun monopolio brevettuale. I costi dello sviluppo clinico regolatorio ricadono su chi alla fine del percorso può estrarre un rendimento. La ketamina racema non lo permetteva.
Il risultato è che per vent'anni, in tutto il mondo, chi aveva accesso alla ketamina per la depressione era chi poteva permettersi di pagarla in cliniche private. In USA, Canada, Germania, Francia: una terapia costosa, geograficamente disomogenea, non coperta dalle assicurazioni o dai sistemi pubblici. Un trattamento che funziona, ma che è rimasto a lungo un privilegio.
Il controesempio imbarazzante: Spravato
Nel 2019 l'EMA approva Spravato, il nome commerciale dell'esketamina nasale di Johnson & Johnson. L'esketamina è l'enantiomero S della ketamina racema — stessa molecola, formulazione brevettata, sistema di somministrazione nasale. Prezzo a dose efficace: fino a 7.800 corone norvegesi, circa 650 euro. Oltre cento volte il costo della ketamina racema generica.
Spravato ha percorso la via regolatoria classica perché dietro c'era un'azienda con le risorse per farlo e un brevetto da valorizzare. La ketamina racema no. Risultato: il brevettato è regolarmente approvato, il generico resta off-label. Non è un giudizio sulla qualità scientifica di Spravato — è una descrizione del meccanismo con cui il sistema regolatorio premia chi può pagare il biglietto d'ingresso, non necessariamente chi offre il miglior rapporto costo-efficacia.
La Norvegia ha rifiutato di rimborsare Spravato — coerentemente con le valutazioni del NICE britannico e di altri paesi europei — proprio sulla base del costo. E ha scelto la strada più logica, quella che il sistema avrebbe dovuto percorrere da tempo.
Come la Norvegia ha costruito il percorso
La storia norvegese non nasce nel 2025. Ha una cronologia precisa, che merita di essere seguita passo per passo.
Nel 2018 aprono le prime cliniche private di ketamina a Oslo. Il Norwegian Medical Board viene chiamato a esprimersi: nel 2019 conclude che l'uso off-label di ketamina per la TRD costituisce una pratica clinicamente fondata sulla base delle evidenze disponibili. Una legittimazione professionale che, da sola, non basta — ma che apre la porta.
Nel 2020, l'Østfold Hospital apre la prima unità pubblica scandinava dedicata al trattamento con ketamina per depressione e suicidalità acuta. Un modello clinico rigoroso: sei infusioni in tre settimane come induzione, mantenimento mensile per sei mesi, psicoterapia concorrente come prerequisito obbligatorio all'ammissione al programma. Non una somministrazione farmacologica isolata, ma un trattamento integrato — quello che in letteratura viene descritto come approccio biomedico-psicolettico, analogo al cosiddetto Montreal model. Dall'apertura ad oggi, circa quattrocento pazienti trattati.
I dati preliminari, pur non ancora pubblicati in forma definitiva, indicano tassi di risposta — definita come riduzione di almeno il 50% sul punteggio MADRS — intorno al 60%, e tassi di remissione vicini al 40%. In una popolazione di pazienti cronici, gravemente depressi, resistenti ai trattamenti standard, sono numeri clinicamente significativi.
Nel 2022 viene depositata una richiesta formale di health technology assessment (HTA). Il Bestillerforum for Nye Metoder, l'organo norvegese che commissiona le valutazioni di HTA, incarica nel 2024 il Norwegian Medicines Agency (NoMA) di condurre l'analisi.
A giugno 2025 NoMA pubblica il rapporto finale. La valutazione è netta: la ketamina è generalmente ben tollerata nella TRD e mostra tassi di risposta e remissione superiori rispetto a soluzione salina, midazolam ed ECT — a costi sostanzialmente inferiori. Efficacia clinica dimostrata. Vantaggio economico acclarato.
In agosto 2025, il Beslutningsforum for Nye Metoder adotta il rapporto con effetto immediato. La ketamina racema IV diventa un trattamento pubblicamente rimborsato in tutta la Norvegia.
Le condizioni della decisione: quello che vale la pena capire
La decisione norvegese non è una deregolamentazione. È, al contrario, una struttura di controllo più sofisticata del percorso autorizzativo ordinario, perché costruita attorno alla raccolta sistematica di dati reali.
L'uso rimane formalmente off-label — la procedura non ha seguito il canale dell'autorizzazione all'immissione in commercio — con obbligo di documentazione rigorosa del consenso informato. Il trattamento è erogabile solo nel setting della salute mentale specialistica. I dati di ogni paziente devono confluire in registri clinici o studi in corso. La decisione è soggetta a rivalutazione entro il 2028, con focus specifico su sicurezza a lungo termine e durata dell'effetto.
È un modello che trasforma ogni trattamento in una fonte di evidenza. La Norvegia ha un sistema sanitario pubblico coordinato che permette registri condivisi su base nazionale, consenso semplificato per le biobanche, e aggregazione dei dati da tutti i centri. Quello che negli USA, dove molti dei trial pionieristici sono stati condotti, resta frammentato tra decine di cliniche private con protocolli disomogenei, in Norvegia diventa un programma di ricerca su scala di popolazione.
Perché questa storia riguarda tutti noi
La depressione resistente ai trattamenti non è una condizione rara. Si stima che circa il 30% dei pazienti con depressione maggiore non risponda adeguatamente alle terapie farmacologiche convenzionali dopo due linee di trattamento. Sono milioni di persone, in tutto il mondo, che continuano a stare male nonostante i farmaci disponibili.
La ketamina non è la risposta per tutti. Ma per una parte di questi pazienti — la letteratura lo indica con crescente solidità — può fare la differenza che le molecole tradizionali non riescono a fare, e lo fa in tempi che il cervello in crisi non può permettersi di aspettare. La velocità dell'effetto non è un dettaglio secondario: per chi è in stato di suicidalità acuta, l'attesa di sei settimane per valutare se un antidepressivo funziona è clinicamente insostenibile.
Il precedente norvegese dimostra che esiste un percorso alternativo a quello del mercato brevettuale per portare terapie efficaci ai pazienti: una valutazione di HTA rigorosa, dati clinici reali accumulati in un sistema pubblico, una decisione di salute pubblica che privilegia il valore terapeutico sul costo della molecola. Non è un percorso rapido — ci ha messo cinque anni dall'apertura dell'unità pubblica alla decisione di rimborsabilità — ma è un percorso percorribile.
La domanda che altri sistemi sanitari europei, incluso il nostro, dovranno prima o poi affrontare è se e quando seguire l'esempio. E soprattutto: quanto costerà, in termini di sofferenza umana non trattata, aspettare che qualcuno costruisca un brevetto attorno a una molecola che funziona già.
Claudia Moretti è avvocata e attivista, Membro del Consiglio Generale dell'Associazione Luca Coscioni per la quale Coordina la campagna sulle terapie psichedeliche