Come si misura un'esperienza psichedelica in meno di un minuto
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Come si misura un'esperienza psichedelica in meno di un minuto

Come si misura un'esperienza psichedelica in meno di un minuto

Evaluation of the peak experience scale as a rapid assessment tool for the strength of a psychoactive experience with 5-MeO-DMT.
Come fai a sapere, durante una sessione clinica, se il paziente ha vissuto un'esperienza abbastanza intensa da avere potenziale terapeutico, e se quindi puoi fermarti o devi ri-somministrare?
Con il 5-MeO-DMT il problema è particolarmente acuto. La finestra di azione è nell'ordine di minuti, e la molecola non produce tachifilassi, il che significa che si può ri-dosare nella stessa giornata senza perdere efficacia. Serve quindi qualcosa che si possa usare tra una dose e l'altra senza interrompere il ritmo della sessione, e che abbia abbastanza solidità psicometrica da giustificarne l'uso clinico. La Peak Experience Scale nasce da questo problema pratico.
Vale la pena soffermarsi su un dettaglio fenomenologico che l'articolo tratta con una certa franchezza. L'esperienza con il 5-MeO-DMT è strutturalmente diversa da quella con psilocibina o LSD: molto meno visiva, molto più interiore, difficile da descrivere nei termini concreti che le scale classiche tendono a usare. Le scale standard del settore sono nate attorno a fenomenologie più pittoresche, e catturano in modo meno diretto l'intensità di un'esperienza che si manifesta principalmente come dissoluzione dell'ego e senso di unità, senza molto altro a cui appigliarsi narrativamente. Questa "ineffabilità" è una caratteristica della molecola, non un limite dello strumento. Costruire una scala specifica aveva quindi un senso che va oltre la comodità operativa.
Qui si apre però la questione più interessante, che l'articolo tocca ma non risolve del tutto: in che misura la Peak Experience, così misurata, predice l'outcome terapeutico? Studi con psilocibina e ayahuasca mostrano che punteggi alti sulle scale di dissoluzione dell'ego e di esperienza mistica correlano con miglioramenti a lungo termine nei sintomi depressivi e ansiosi. Il trial di fase 1/2 su pazienti TRD ha usato la PES per guidare il dosaggio e ha trovato che il raggiungimento di una Peak Experience era un forte predittore di remissione. Ma il campione era di otto pazienti, il che è pochino per costruire inferenze solide su validità predittiva e affidabilità nel tempo.
C'è poi un aspetto di circolarità metodologica che merita una nota esplicita. La PES viene usata contemporaneamente come guida al dosaggio nel protocollo IDR e come strumento di misurazione dell'intensità dell'esperienza. Separare i due ruoli, cioè capire se la scala descrive bene l'esperienza indipendentemente dall'uso che se ne fa per ottimizzare la dose, sarà uno dei compiti degli studi futuri. Non è un difetto fatale, ma è una limitazione che gli studi indipendenti dovranno affrontare.
E qui arriviamo alla domanda che rimane aperta, quella più difficile. Se la Peak Experience è necessaria all'effetto terapeutico del 5-MeO-DMT, e se il protocollo IDR è progettato per raggiungerla sistematicamente, allora il modello di GH Research non è davvero "senza psicoterapia strutturata" nel senso pieno del termine. È un modello in cui l'esperienza soggettiva resta centrale, ma viene gestita con protocollo invece che con accompagnamento. Se questa sia una differenza semantica o clinicamente rilevante è una delle domande a cui la fase 3 dovrà iniziare a rispondere, e probabilmente non sarà semplice farlo con gli strumenti valutativi tradizionali.