La mescalina (3,4,5-trimetossifenetilammina) è il capostipite storico degli psichedelici classici, il primo ad essere isolato chimicamente (1897) e sintetizzato (1919), decenni prima di LSD e psilocibina. A differenza di questi ultimi, che sono triptamine, la mescalina è una feniletilammina, una differenza strutturale che si riflette in un profilo farmacologico meno potente e in una via di somministrazione tradizionalmente diversa: l'assunzione diretta del tessuto vegetale.
Si trova naturalmente nel peyote (Lophophora williamsii), il piccolo cactus del deserto di Chihuahua utilizzato da millenni nelle cerimonie del Native American Church e di popolazioni indigene messicane, e in concentrazioni minori nel San Pedro (Echinopsis pachanoi) e in altre cactacee columnari sudamericane.
L'interesse clinico contemporaneo è ancora agli albori rispetto a psilocibina, LSD o MDMA: non esistono trial registrativi in corso, solo studi di fase 1 su volontari sani e un unico programma biotech, orientato al disturbo da uso di alcol, che a oggi non ha ancora avviato la sperimentazione clinica sull'uomo.
È Schedule 1 negli Stati Uniti. Fa eccezione l'uso rituale del peyote, esentato dalla legge federale per i membri del Native American Church nell'ambito dell'American Indian Religious Freedom Act Amendments del 1994, un'eccezione che riguarda specificamente il peyote nel contesto cerimoniale nativo, non la mescalina come sostanza in sé né il suo uso al di fuori di quel contesto.
Meccanismo d’azione
La mescalina agisce come agonista del recettore 5-HT2A, con affinità anche per 5-HT1A e 5-HT2C, lo stesso bersaglio molecolare condiviso da LSD e psilocibina. La differenza sostanziale non è nel meccanismo ma nella potenza: servono dosi molto più alte, nell'ordine di 200-500 mg per via orale, contro i 20-30 mg di psilocibina o le poche centinaia di microgrammi di LSD. Una differenza di ordini di grandezza che si riflette anche in un'esperienza soggettiva percepita come più corporea e meno visionaria in senso stretto rispetto a LSD e psilocibina, con una componente di nausea gastrointestinale iniziale piuttosto marcata.
I dati farmacocinetici più recenti, mostrano una biodisponibilità orale di almeno il 53%, un picco plasmatico intorno alle due ore e un'emivita di eliminazione di sole 3,5 ore, indipendentemente dalla dose. Il dato colpisce perché contrasta con l'esperienza clinica nota da decenni: gli effetti soggettivi della mescalina durano tipicamente 10-12 ore, ben oltre l'emivita plasmatica. È un disallineamento tra cinetica del farmaco nel sangue e durata percepita dell'effetto che gli stessi autori non spiegano fino in fondo.
Il metabolismo procede soprattutto per via renale: la mescalina e il suo metabolita principale, l'acido 3,4,5-trimetossifenilacetico, vengono eliminati in gran parte per escrezione renale, con un contributo epatico via CYP relativamente marginale rispetto ad altri psichedelici. In pratica, meno interazioni farmacologiche mediate da enzimi epatici da monitorare, un vantaggio non da poco per un eventuale uso clinico in popolazioni già in politerapia.